google_lp-300x208ROMA Google e le multinazionali del web dovranno pagare le imposte in Italia per attività riferibili al nostro Paese. Google, come gli altri, dovrebbe aprire una partita Iva. Lo prevedono due emendamenti del Pd alla delega fiscale, presentati giovedì e che saranno votate da martedì prossimo in commissione Finanze della Camera.

I due emendamenti Pd affrontano la questione posta anche in sede Ue delle imposte che devono pagare quelle multinazionali che ”tra globalizzazione e digitalizzazione sfuggono all’imposizione dei Paesi dove operano”, come spiega il capogruppo Pd in commissione Finanze, Marco Causi. Il primo emendamento avanza una soluzione specifica: ”prevedere che chiunque venda campagne pubblicitarie on-line erogate sul territorio italiano, debba avere una partita Iva italiana, ivi incluse le operazioni effettuate mediante i centri media e gli operatori terzi”.

Quindi sarebbe sottoposta a imposizione non l’attività sul web in quanto tale ma i banner pubblicitari, che danno i veri introiti alle multinazionali. Il secondo emendamento è più generico e prevede che anche in Italia si introducano ”sistemi di tassazione delle imprese multinazionali basati su adeguati sistemi di stima delle quote di attività imputabili alla competenza fiscale nazionale”. ”E’ una sollecitazione – spiega ancora Causi – al governo alla riflessione”. Il presidente della commissione e relatore alla delega, Daniele Capezzone (Pdl) non si pronuncia nel merito e ricorda che tutti e 270 emendamenti presentati dai gruppi verranno ”esaminati attentamente” prima di votarli a partire dalla seduta di martedì prossimo.

BlitzQuotidiano

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