Stuprata da figlio del Boss: GIP non convalida i fermi
NAPOLI - Il gip del Tribunale di Napoli, Vincenzo Alabiso, non convalida il fermo per Giuseppe Borrata, Mario Grimaldi, Fabio Marotta e Carmine Timparelli,
i quattro presunti stupratori, fra i quali il figlio di un presunto esponente del clan dei Casalesi, accusati di aver rapito a Torino una giovane rumena e di averla percossa e violentata per due giorni tenendola sotto l'effetto di droghe e la minaccia di una pistola. Non possono essere arrestati, secondo il parere del gip, che ha accolto la tesi dei difensori tra i quali gli avvocati Gustavo Pansini, Maurizio Noviello e i colleghi del foro di Santa Maria Capua Vetere, Luigi Iannettone, Angelo Raucci, Vincenzo Grimaldi, Giovanni Zannini. Il fermo non era legittimo e i gravi inidizi di colpevolezza insussistenti.
Inoltre le dichiarazioni della cittadina rumena sono risultate contraddittorie e la ricostruzione di quanto accaduto poco verosimile. In particolare, uno dei fermati, Fabio Marotta, nel giorno in cui sarebbe stato commesso lo stupro si trovava in un luogo diverso da quello dove sarebbe stata commessa la violenza sessuale. La rumena, scrive il gip, «ha rifiutato ogni cura nè risulta che, almeno privatamente, abbia fatto ricorso ad un sanitario per la profilassi». Per il giudice che ha valutato le accuse tramutate in fermo dai pm Alessandro Milita, Giuseppina Loreto e Luigi Santulli, «non può ritenersi sussistente un grave quadro indiziario a carico dei fermati nè si reputa il concreto pericolo di fuga visto che gli indagati, nonostante le operazioni di individuazione personale, sono stati reperiti presso il proprio domicilio. Ne consegue che sia la richiesta di convalida del fermo che la richiesta cautelare, relativa anche a Francesco Borrata, dovevano essere rigettate».
Dopo due anni è riuscita a incastrare i suoi aguzzini, un gruppo di sette persone - tra cui il figlio di un boss della mala casertana - che nel 2009 la rapirono da Torino e la segregarono in un appartamento del napoletano per due giorni. Qui la ragazza, 26 anni e di origine romena, fu ripetutamente stuprata dal branco finché i sette aguzzini, dopo 48 ore di torture, decisero di abbandonarla in condizioni pietose sulla spiaggia di Metaponto (Matera).
Oggi cinque dei sette presunti violentatori sono stati arrestati dai carabineri del Nucleo investigativo di Napoli e quattro persone (il quinto era già detenuto per altri reati) sono finite in carcere. Tra di loro anche Giuseppe Borrata, 27 anni, figlio del boss dei Casalesi Francesco Borrata. Tutto il branco viene dal Casertano: tra loro anche un pensionato, una guardia giurata e un ragioniere, tutti incensurati di età compresa tra i 26 e i 55 anni. Per loro le accuse sono di violenza sessuale di gruppo, sequestro di persona e detenzione e porto illegali di armi da fuoco aggravati dal metodo mafioso.
I carabinieri, ora, danno la caccia ai due aggressori sfuggiti all'arresto, ritenendo inoltre che i fermati possano essere autori di reati ancor più gravi.
LA RICOSTRUZIONE La terribile storia ha inizio una sera di febbraio di due anni fa quando la donna, un'immigrata con regolare permesso di soggiorno, viene prelevata e fatta salire in macchina da tre uomini nel centro di Torino mentre si sta recando da alcuni amici per trascorrere una serata in compagnia. Da qui viene condotta in un appartamento dove viene segregata per due giorni e in cui viene picchiata, seviziata e violentata sotto l'effetto di stupefacenti anche da altre quattro persone.
I NOMI DEI FERMATI I nomi delle quattro fermati sono: Giuseppe Borrata, 27 anni, disoccupato; Mario Grimaldi, 55, pensionato; Fabio Marotta, 26, ragioniere; e Carmine Timpanella, 32 anni, guardia giurata. Gli ultimi tre sono originari di Mondragone (Caserta).
Tutti i fermati sono stati condotti nel carcere napoletano di Poggioreale. Ieri la donna, che ha collaborato alle indagini sin dal primo momento fornendo descrizioni precise dei suoi aggressori, ha riconosciuto i suoi aguzzini dando una svolta alle indagini durate due anni: da quella sera che doveva essere un momento di allegria e che si è trasformata in un incubo senza fine.
Leggo: http://www.leggo.it/articolo.php?id=113638











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