Nomadi in fuga, 28enne muore nello scontro
MILANO - Una 'spaccata', le sirene della polizia e la fuga a perdifiato, fari spenti e piede affondato sull'acceleratore. L'impatto con l'auto di Pietro Mazzara, un giovane di 28 anni, è terrificante. La sua auto viene scaraventata a 20 metri di distanza. Il suo corpo è sbalzato fuori dall'abitacolo, urta una vettura posteggiata e termina sull'asfalto. Inutili i soccorsi. A
bordo dell'auto in fuga vengono bloccati due minori, uno è un nomade. Guidatore e passeggero invece scappano. L'incidente avvenuto alle prime ore dell'alba all'incrocio, tra via Arsia e via Cogne a Milano, riporta al centro delle polemiche politiche meneghine, un tema 'caldò della recente campagna elettorale. Quella zingaropoli con cui il centrodestra ha tentato di contrastare la vittoria di Pisapia. Uno dei due arrestati con l'accusa di furto pluriaggravato e resistenza a pubblico ufficiale, infatti, è un nomade minorenne del campo rom di via Negrotto.
Con lui, trovato a bordo della Bmw lanciata come un missile sulle vie della città, c'era un 16enne di origini nordafricane, anche lui frequentatore del campo. Un luogo che la polizia ha subito setacciato nella vana speranza di rintracciare gli altri due che, probabilmente anche loro nomadi, sono riusciti invece a dileguarsi. Tutto ha inizio poco prima delle 5. I quattro ripuliscono un tabacchi, salgono su una Bmw, frutto di una rapina, e si allontanano. L'arrivo di una volante dà il via all'inseguimento che termina poco dopo a un incrocio quando, ignorata una precedenza, la vettura centra l'auto di Mazzara, che stava rientrando a casa. Scappano in due (sono stati acquisiti i filmati delle telecamere sull'incrocio per tentare di identificarli). Altri due vengono bloccati.
Sono feriti: per il 16enne una frattura al bacino, mentre per il maggiore al femore. Piantonati all'Ospedale Sacco si sono rifiutati di collaborare con gli investigatori. Entrambi sono già conosciuti alle forze dell'ordine per furti, rapine e spaccio. Intanto parte l'attacco alla nuova maggioranza di Palazzo Marino. È l'eurodeputato leghista Matteo Salvini a scagliarsi contro le già contestate parole di Vendola al comizio per la vittoria. «Aspettiamo che Nichi Vendola torni a Milano per abbracciare anche questi fratelli rom ladri e assassini», è l'affondo che anticipa la richiesta di «proseguire con gli sgomberi e la chiusura dei campi prevista nel piano Maroni». Il neo sindaco esprime il suo cordoglio alla famiglia della vittima e condanna l'accaduto.
Ma a controbattere è il coordinatore locale di Sel, Daniele Farina, che rilancia nel campo avversario le accuse. «Evidentemente aggirarsi tra le macerie di Zingaropoli e Islamopoli non fa bene», dice ricordando che «qualunque cosa riferisca a questi temi nella città di Milano è ancora totalmente il frutto delle politiche del centrodestra. Un disastro cui stiamo già lavorando». Ferma la condanna del sindaco Pisapia che ha espresso le condoglianze della città alla famiglia della vittima.
art: http://www.leggo.it/articolo.php?id=126353











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