Marcegaglia attacca i sindacati che proteggono ladri e assenteisti. Proteste dei sindacati.

ROMA - «Vorremmo avere un sindacato che non protegge assenteisti cronici, ladri e quelli che non fanno il loro lavoro».
Scatenano una bufera le parole di Emma Marcegaglia al convegno di Federmeccanica. La leader di Confindustria parla di articolo 18 e va all’attacco: «Vogliamo poter licenziare quelli che non fanno il loro lavoro». E dalla Cgil non si fa attendere la replica, con una nota su Twitter: «Sono affermazioni non vere che offendono il ruolo del sindacato confederale. Le smentisca». Il leader Cgil Susanna Camusso si limita invece a definirle «offensive» e ribadisce che «il sindacato non tutela i privilegi di qualcuno contro altri», ma solo «i diritti dei lavoratori». «La Marcegaglia farebbe bene a precisare di quale sindacato parla», commenta invece il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni.Dure le reazioni anche dal mondo politico. Il leader Idv Antonio Di Pietro invita la Marcegaglia a «cercare i ladri in casa sua», mentre il segretario dei Ds, Pierluigi Bersani, prevede che la leader della Confindustria «si pentirà per la battuta» e avvisa che se «malauguratamente l’accordo tra governo e sindacati non ci fosse», i democratici potrebbero non dare il proprio sì alla riforma. Frena le polemiche, invece, il leader Udc Pierferdinando Casini che parla di «tempesta per una battuta».
Ma per la Marcegaglia le insidie sono anche nel fronte interno. Con la candidatura di Alberto Bombassei, apertamente sponsorizzata dall’ad Fiat Sergio Marchionne: «Il suo programma è certamente innovativo. Se diventasse presidente, potremmo pensare a un rientro della Fiat in Confindustria».
MARCEGAGLIA. Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, attacca il sindacato che «protegge», sul posto di lavoro, «assenteisti cronici, ladri e fannulloni». Che, invece, le aziende vogliono «poter licenziare», mantenendo l'articolo 18 per i soli licenziamenti discriminatori. Il sindacato non ci sta e l'ira della Cgil è immediata: «Sono affermazioni non vere che offendono il ruolo del sindacato confederale. Le smentisca», chiede subito la confederazione da Twitter. «La trovo offensiva», aggiunge poco dopo il leader Susanna Camusso. Non tarda anche la reazione di Cisl e Uil: oggi più che mai serve un «linguaggio responsabile», avverte Raffaele Bonanni. E comunque «non li abbiamo mai difesi. Noi abbiamo sempre tutelato i lavoratori onesti», tiene a sottolineare, come fa allo stesso modo Luigi Angeletti che, anzi, domanda: «Gli imprenditori possono dire altrettanto?». Le affermazioni di Marcegaglia - su cui poi lei stessa ritorna per precisare che non c'è una mancanza di fiducia e rispetto nei sindacati confederali - gettano benzina su una trattativa, difficile e in pieno corso, sulla riforma del mercato del lavoro. Un accordo è «possibile», afferma il ministro del Lavoro, Elsa Fornero. Mentre il numero uno della Cgil torna sulle parole del premier Mario Monti, determinato a portare in Parlamento il provvedimento entro la fine di marzo auspicabilmente con l'accordo, altrimenti senza. «Minacciare non serve mai», risponde Camusso e, in ogni caso, «noi continuiamo ad insistere che su una materia così complessa è bene fare un accordo con le parti sociali». Su questa necessità interviene anche il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, che spiega come il sì del Pd alla riforma del lavoro in Parlamento non sarà scontato in assenza di un accordo, appunto, del governo con le parti sociali. È un avviso da una componente essenziale dell'attuale maggioranza, che si schiera così a fianco delle richieste del sindacato. Il leader della Cisl accusa il governo di voler «rompere la trattativa. Non lo permetteremo» e «non molleremo il tavolo», assicura. Gli replica il ministro: «Lavoro per un accordo con i sindacati». Le distanze da colmare, però, restano molte. A partire dal capitolo ammortizzatori sociali (che giovedì sera sarà di nuovo al centro della riunione convocata al ministero del Lavoro): sindacati e imprese chiedono di non modificare gli attuali strumenti - dalla cassa integrazione ordinaria alla straordinaria, su cui c'è l'ipotesi di una revisione insieme al superamento della cig in deroga con l'arrivo di un unico sussidio di disoccupazione su base assicurativa - e comunque respingono la proposta di Fornero di far entrare in vigore la nuova architettura tra 18 mesi. Per non parlare dell'articolo 18, che arriverà sul tavolo tra le parti nel confronto programmato per il primo marzo. Per un intervento di modifica della norma dello Statuto dei lavoratori, che disciplina il reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa o giustificato motivo, insiste il leader di Confindustria. «Noi abbiamo detto che l'articolo 18 deve rimanere per i licenziamenti discriminatori» (prevedendo per gli altri solo un indennizzo) «ma vogliamo poter licenziare quelli che non fanno il loro lavoro». Ma il suo ragionamento non piace affatto alla Cgil, che torna a difendere l'articolo 18 così come è, quale norma di civiltà. «Siccome c'è uno che fa il furbo, allora si deve dire che la norma non funziona: dobbiamo smetterla di ragionare al contrario», è la replica di Camusso al numero uno dell'associazione degli industriali.











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