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Home Prima Pagina Economia generale Pil -0,7%, siamo in recessione tecnica e lo spread s'impenna

Pil -0,7%, siamo in recessione tecnica e lo spread s'impenna

ROMA - «Siamo entrati in forte recessione». Il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, certifica la crisi, commentando gli ultimi dati negativi sul pil.

La crisi prende così la forma della «W», soffocando una ripresa troppo debole per durata e intensità. A certificarlo è l’Istat, che registra un altro calo del Prodotto interno lordo: dopo il terzo trimestre 2011 anche il quarto è negativo e stavolta il ribasso è deciso, un -0,7% congiunturale che apre le porte alla recessione tecnica, conseguenza di due trimestri consecutivi in flessione. L’economista Giuseppe Berta spiega in otto punti cosa succederà con la recessione. 

TEMPI.
Un’economia è in recessione quando il Pil ha il segno meno per due trimestri consecutivi. L’Italia già sente la morsa della recessione su consumi, occupazione e investimenti. Anche perché non si è mai davvero ripresa dalla crisi del 2009. 

CONSEGUENZE.
Basta girare nei centri commerciali per accorgersi che i consumi sono calati e continueranno a calare. Cambiano le abitudini di spesa, gli italiani stanno diventando prudenti. I lavoratori a reddito fisso sono quelli che ne risentono di più. 

RIMEDI.
Lo strumento classico dei governi era la spesa pubblica. Lo Stato investiva di più, specie nelle opere pubbliche, per ridare stimolo all’economia. Ora il nostro alto debito pubblico, nel quadro di austerità imposto dalla Ue, non lo consente più. 

LAVORO.
Se la produzione non cresce e gli investimenti ristagnano, l’occupazione ne risente. Ce ne accorgeremo presto. Questo rende più urgente un intervento sugli ammortizzatori sociali, per dare qualche tutela a chi oggi non ne ha. 

PRECEDENTI.
Dalla crisi del 2008-09 nessuna grande nazione, salvo la Germania, è veramente uscita. Ma gli Usa sono il paese che, con una politica di espansione della massa monetaria, sta conoscendo una certa ripresa dell’economia e dell’occupazione. In questo senso, Obama è il più keynesiano dei governanti. 

SFIDUCIA.
Non c’è dubbio che l’Italia stenta ad attirare gli investimenti stranieri. Per fare un esempio, siamo il solo Paese che ha un solo produttore di automobili: nessun’altra casa, all’infuori della Fiat, investe da noi. La nuova fase recessiva non ci aiuta a trovare investitori pronti a scommettere sull’Italia. 

INFLAZIONE.
Purtroppo, la nostra inflazione risulta largamente importata, cioè non generata nel Paese. Il prezzo della benzina, per esempio, non risente della domanda. Ciò significa che l’inflazione non si azzererà. Il tasso d’interesse, invece, lo fissa la Banca centrale europea ed è probabile che non salirà. 

IL BILANCIO.
Ieri, a Strasburgo, Mario Monti ha allontanato la prospettiva di una nuova manovra per l’Italia. Sa che, in queste condizioni, operare una nuova stretta fiscale sarebbe un colpo troppo pesante per il nostro Paese. Dunque non resta che puntare sulla crescita. Anche se ancora non si intravede. 

LA BORSA DI MILANO. Piazza Affari chiude in rialzo la seduta. Il Ftse Mib ha guadagnato lo 0,41% a 16.513 punti e il Ftse All Share lo 0,20 per cento. 

LO SPREAD Lo spread tra i titoli decennali italiani e il Bund tedesco vola a 380 punti base, con rendimento al 5,66%

ITALIA IN RECESSIONE TECNICA L'Italia è in recessione tecnica, visto che per il secondo trimestre consecutivo il Pil risulta in calo congiunturale. L'Istat, infatti, registra per il quarto trimestre 2011 un calo dello 0,7% mentre nel terzo aveva segnato un ribasso dello 0,2%. 
L'Italia chiude il 2011 con un Pil in aumento dello 0,4%. Lo rileva l'Istat nella stima preliminare, precisando che il dato è corretto per gli effetti di calendario. La crescita risulta così in forte frenata, nel 2010 era stata pari all'1,4% (dato corretto effetti calendario). L'Istat, diffondendo le stime sul Pil nel 2011, fa notare che l'anno scorso ha avuto tre giornate lavorative in meno rispetto al 2010. I prossimi dati sul Prodotto interno loro verranno rilasciati a marzo. 
Il prodotto interno lordo dell'Italia nel quarto trimestre 2011 è diminuito dello 0,7% sul trimestre precedente e dello 0,5% su base annua. Lo rileva l'Istat nella stima preliminare. L'Italia è dunque in recessione tecnica (Pil è in calo per il secondo trimestre consecutivo). L'Istat precisa che le stime per il quarto trimestre del 2011 (-0,7% congiunturale e -0,5% tendenziale) riguardano il Pil, espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2005, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato. L'Istituto, aggiunge, che il quarto trimestre del 2011 ha avuto tre giornate lavorative in meno rispetto al trimestre precedente e due giornate lavorative in meno rispetto al quarto trimestre 2010. 

PIL, ITALIA PEGGIO DEGLI ALTRI PAESI EUROPEI L'Italia peggio degli altri 'big' in tema di crescita. Negli Stati Uniti - secondo quanto riporta l'Istat nella stima preliminare diffusa oggi - nel quarto trimestre il Pil è aumentato in termini congiunturali dello 0,7% mentre è diminuito dello 0,2% nel Regno Unito e dello 0,6% in Giappone. Mentre in termini tendenziali, il Pil è aumentato dell'1,6% negli Usa e dello 0,8% nel Regno Unito ed è diminuito dell'1,0% in Giappone. Appare evidente come le stime sull'Italia (-0,7% congiunturale e -0,5% tendenziale) siano peggiori a confronto con i dati registrati dagli altri Paesi industrializzati, per cui sono già disponibili le cifre sulla crescita. Inoltre, oggi, anche Germania e Francia hanno reso noti i dati sull'ultimo trimestre del 2011, segando la prima un calo congiunturale dello 0,2% e la seconda, a sorpresa, un rialzo dello 0,2%. Molto peggiore a confronto con l'Italia è, invece, la situazione della Grecia, giunta al quinto anno di recessione.

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