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Libia: colloqui per resa pacifica di Bani Walid

Libia, colloqui per resa pacifica di Bani Walid

ROMA - "Il 90% degli abitanti di Bani Walid vuole una soluzione pacifica. Bani Walid è con la maggioranza dei libici". E' quanto affermano i rappresentanti della città che in questo momento stanno discutendo con una delegazione di ribelli per l'ingresso nella città senza combattimenti. Al Jazira sta trasmettendo in diretta e in esclusiva la riunione che, sostiene l'emittente, si svolge a Bani Walid.

CAMION LIBICI IN NIGER CON ORO E SOLDI - Camion libici carichi di oro e denaro hanno varcato stanotte il confine della Libia e sono entrati in Niger. Lo ha riferito un portavoce del Cnt, citando fonti tuareg. Citando fonti di alcune tribù tuareg che vivono nel deserto del Sahara nella zona di confine tra Niger e Libia, un portavoce del Consiglio Nazionale di Transizione ha riferito che il convoglio è formato da dieci veicoli. I camion sarebbero carichi di oro e denaro. Hanno varcato il confine con il Niger la notte scorsa. "La scorsa notte dieci veicoli che trasportavano oro, euro e dollari hanno varcato il confine da Jufra in Niger con l'aiuto di una tribù tuareg nigeriana" ha riferito alla Reuters Fathi Baja, uno dei portavoce del Cnt. L'uomo ha detto di ritenere si tratti di forze leali al colonnello Gheddafi che sono fuggite dalla Libia. La scorsa notte un convoglio di 200-250 veicoli blindati libici - scortati da militari del Niger - era arrivato ad Agadez, nel centro del Niger, 750 km circa a nord est della capitale Niamey.

VOCI PRESENZA GHEDDAFI IN CONVOGLIO GIUNTO IN NIGER - Una fonte militare nigerina ha detto all'Afp che "voci insistenti parlano della presenza di (Muammar) Gheddafi o di uno dei suoi figli nel convoglio" di oltre 200 veicoli proveniente dalla Libia che ha attraversato in nottata Agadez, nel centro del Niger. Il convoglio, secondo fonti di stampa locali, sarebbe diretto alla capitale Niamey. "Diversi testimoni - ha riferito il giornalista di una radio privata locale - hanno affermato di aver visto nel convoglio Rhissa Ag Boula, che è stato protagonista di due ribellioni tuareg nel Niger ed è assai vicino a Gheddafi". Altri gruppi di lealisti vicini al clan Gheddafi erano giunti nel Niger ieri.

Una decina di persone vicine a Muammar Gheddafi, tra cui il capo delle sue brigate di sicurezza ed ex ministro, Mansour Daw, sarebbero fuggite dalla Libia e giunte ieri ad Agadez, nel centro del Niger per poi proseguire per la capitale Niamey. Sempre ad Agadez, e' giunto oggi unconvogliodi circa 200/250 blindati libici scortato da militari del Niger che trasporta un numero imprecisato di ufficiali e soldati provenienti dalle brigate di stanza nel sud della Libia.

PORTAVOCE, GHEDDAFI E' QUI, STA BENE E HA MORALE ALTO- ''Muammar Gheddafi e' in Libia, sta bene ed ha il morale alto''. Lo ha detto stasera alla televisione Al Rai, che ha sede a Damasco, il portavoce del regime rovesciato, Moussa Ibrahim, affermando che il rais e' in un luogo ''dove non potranno mai raggiungerlo'' e che ''organizza la difesa'' del Paese. Anche Saif al Islam, secondogenito del Colonnello, e' in Libia e ''sisposta continuamente'', ha aggiunto Ibrahim.

RIBELLI, ATTENDIAMO ORDINI SE ATTACCARE BANI WALID- "Aspettiamo ordini se lanciare l'attacco o se prolungare l'ultimatum fino a sabato": é quanto ha dichiarato Abdelrazzak Naduri, numero due del Consiglio militare di Tarhuna, a circa 80 km a nord di Bani Walid, la cittadina stretta dall'assedio degli insorti. "Non ci sono scontri e ci sono persone che cercano di far sì che i colloqui proseguano", ha aggiunto. Domenica sera c'era stato uno stop nei negoziati tra i ribelli e i capi tribali della città, in corso da giorni per cercare di arrivare a una resa pacifica di Bani Walid, uno degli ultimi bastioni ancora controllati dai lealisti di Gheddafi. "Non vogliamo un bagno di sangue - ha concluso Naduri - e speriamo di ricevere buone notizie". "Aspettiamo sempre la decisione del Consiglio nazionale transitorio - ha detto ancora Naduri -: non vogliono altro sangue". Secondo i responsabili militari locali dei ribelli, dentro Bani Walid sarebbero rimasti tra i 60 e gli 80 soldati lealisti, mentre la maggior parte degli uomini fedeli al regime sarebbero fuggiti nei giorni scorsi verso sud in direzione di Sebha, città nel cuore del deserto ancora in mano alle forze del colonnello. Con loro, hanno detto gli insorti, ci sarebbe anche Saif al Islam Gheddafi. "Alcuni soldati - ha spiegato Naduri - si nascondono tra le famiglie che usano come scudi umani. Non vogliamo uccidere civili in un attacco". Secondo il capo negoziatore dei ribelli, Abdallah Kenchil, "i negoziati sono finiti con i soldati pro-Gheddafi ma non con la popolazione che si è unita alla rivoluzione. Le discussioni continuano con i capi della tribù. Abbiamo bisogno del loro aiuto per convincere gli uomini fedeli a Gheddafi ad arrendersi".

CAMERON, INCHIESTA SUI SERVIZI SEGRETI - l premier britannico David Cameron ha chiesto che un'inchiesta indipendente faccia luce sulla relazione tra servizi segreti del Regno Unito e quelli del regime libico guidato da Gheddafi. Ad occuparsene, ha detto il portavoce di Cameron, sarà la Gibson Inquiry, che già sta indagando su quanto accaduto a cinque cittadini britannici detenuti a Guantanamo. "Non è chiaro al momento quali siano le accuse", ha dichiarato. "Non abbiamo una visione precisa di questi documenti ed è questo il motivo per cui una commissione d'inchiesta come quella sui detenuti sia ben posizionata per esaminare la faccenda". La Gibson Inquiry, dal canto suo, ha subito chiarito che parte del suo mandato è di capire quanto e se il governo fosse coinvolto o a conoscenza del trattamento improprio dei detenuti e quindi "naturalmente prenderemo in considerazione queste accuse di coinvolgimento della Gran Bretagna nel programma di rendition in Libia". "Acquisiremo maggiori informazioni dal governo e dalle sue agenzie quanto prima possibile", si legge ancora nella nota.

RASMUSSEN, SUCCESSO VICINO MA GUERRA NON FINITA - Il successo della missione militare della Nato in Libia "é molto vicino", ma il mandato non è ancora concluso. Lo ha detto il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen, a Bruxelles.

"In Libia, le nostre operazioni si stanno avvicinando considerevolmente al successo, ma non ci siamo ancora", ha detto Rasmussen. "La fine delle operazioni credo che arriverà presto, anche se - ha precisato - non posso dare una data precisa". La decisione di mettere fine al conflitto sarà fatta sulla base di una valutazione in cui un "ruolo cruciale" giocherà la "capacità del Consiglio nazionale di transizione (Cnt) di garantire la protezione della popolazione civile". Ad oggi, la Nato ritiene che "le forze di Gheddafi rappresentino ancora una minaccia per i civili". Per questo, la decisione "é di continuare le operazioni militari finché necessario, ma non un minuto di più", ha precisato il capo della Nato. La cattura di Gheddafi, al contrario, non è - per Rasmussen - "un elemento decisivo" nella valutazione sul raggiungimento del mandato ricevuto, in quanto - ha ripetuto Rasmussen - "nessun individuo, incluso Gheddafi, rappresenta per noi un target".

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/speciali/2011/02/16/visualizza_new.html_1587570705.html

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