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Uruguay vince la coppa

BUENOS AIRES - Alla fine un sorriso è scappato anche a lui. Riduttivo chiamarlo allenatore, burocratico definirlo commissario tecnico.

Lui è il maestro e basta. Questa è la vittoria di Oscar Washington Tabarez, il maestro triste, detto così più per l’aspetto esteriore che per una reale propensione alla malinconia.
I pochi tifosi uruguaiani che hanno conquistato il biglietto per la finale del Monumental fanno festa. Altri circondano lo stadio, lo assediano con le bandiere bianco e blu, con quel sole al centro che fa diventare estate il freddo luglio argentino. Ma la vera bolgia è poco distante da qui, al di là della Plata, è a Montevideo infatti che si celebra il trionfo, si gode un primato. Non si tratta soltanto di una Coppa America, prestigiosa, ma neanche troppo, quanto piuttosto di un primato continentale, sancito prima dal bellissimo mondiale nel Sudafrica (quarto posto), poi da questa anomala competizione. Al maestro in queste ore hanno circondato la casa di Montevideo, e quando, fra qualche ora, tornerà con la coppa in mano, toccherà ridere ancora. Suarez, Lugano, Forlan e Muslera fanno il giro di campo con il trofeo in mano, nello sguardo la sfida vinta: non c’è Messi, Aguero né Tevez, anche Pato, Ganso Neymar sono lontanissimi da qui. I campioni sono loro, mai troppo celebrati, ma molto più concreti dei parenti ricchi che continuano a far scaldare le trattative di calciomercato, ma non danno soddisfazione ai loro compatrioti. A uno come Diego Forlan per esempio non toccherà mai sentirsi dire quello che nei bar, nei mercati e nei taxi di Buenos Aires si va ripetendo sulle stelle nazionali: «Gran jugador con pecho frio», ovvero campioni dal petto freddo, senza coraggio né passione.
Che fosse arrivato il momento del riscatto continentale dell’Uruguay lo si capiva da qualche giorno, con le strade del centro di una Baires disincantata piene di tifosi che reclamavano i biglietti, con tanto di striscione e fischietti come in una manifestazione sindacale. «Su Internet si trovano i bagarini che fanno affari, a noi che non possiamo permetterci quelle cifre assurde ci dicono che non c’è più un posto libero. Allora perché quei truffatori sono pieni di biglietti». Ma l’ora delle polemiche è finita nel momento in cui il pullman della squadra è partito per il Monumental. Dalla Recoleta allo stadio (profanato) del River è stato tutto un corteo di clacson. Alla guida (spirituale) del bus e della patria c’era lui. Il maestro triste e vincente. 

FIESTA A MONTEVIDEO Gli uruguaiani stanno facendo festa sia a Montevideo che a Buenos Aires, dove la nazionale guidata dal ct 'Maestrò Tabarez ha meritatamente vinto la Coppa America battendo il Paraguay. Così come era successo durante tante partite un anno fa ai mondiali in Sudafrica, dove l'Uruguay finì al quarto posto, e nelle partite di questa Coppa, alla fine dell'incontro sono stati tanti gli uruguaiani scesi per le strade a Montevideo, riversandosi in centro e sul lungomare, in una serata invernale ma non molto fredda. La felicità del paese sudamericano, che ha una lunga tradizione calcistica, è evidente anche nei titoli dei principali siti web dei quotidiani: 'Rè d'Americà, afferma per esempio il quotidiano El Observador, sottolineando che la squadra di Luis Suarez e Diego Forlan ha fatto 'un partidazò. 'Campioni, come ieri, come oggi, come semprè, ricorda d'altra parte il giornale El Pais, rilevando che nessuna squadra ha vinto tante (15) Coppe America come l'Uruguay. Anche a Buenos Aires - nella sponda opposta del Rio de La Plata - gli uruguaiani stanno facendo festa. Migliaia di 'uruguayos' si sono dati appuntamento, con bandiere e qualche vuvuzela sudafricana, all'Obelisco, in pieno centro della capitale argentina. Molti dei tifosi della squadra 'Celestè che non sono riusciti a entrare nel 'Monumental', lo stadio dove si è giocata la finale, hanno seguito l'incontro in alcuni dei mega-screen allestiti dalle autorità argentine in diversi punti della città. Tra i tanti tifosi uruguaiani non manca qualche ironia rivolta agli eterni 'cugini-rivalì della 'Seleccion' locale, uscita ai quarti dopo una vittoria (ai rigori) proprio dell'Uruguay. Uno dei tanti cartelli degli uruguaiani visti allo stadio 'Monumental' proponeva la seguente domanda: 'Argentina, dove sei?'.

http://www.leggo.it/articolo.php?id=133113

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