tagli-regioniROMA – Niente sanzioni alle regioni che nontagliano di almeno il 20% le proprie spese. Le sanzioni previste dalla spending review, che andavano dalla cacciata del governatore “spendaccione” dalla regione all’interdizione dello stesso da cariche istituzionali per 10 anni, sono state abolite dalla sentenza del 16 luglio della Corte costituzionale.

La sentenza non autorizza certo i governatori a gonfiare i propri bilanci, col rischio di finire con i conti in rosso, ma annulla ogni forma di sanzione e punizione e il controllo della Corte dei conti. E se nessuno vigila sull’operato, non tutti in regione saranno così virtuosi e di esempi in Italia ve ne son molti: dal Batman-Franco Fiorito della Regione Lazio, alle spese in Lombardia di Stefano Galli, Nicole Minetti e gli altri.

“Tagli alla spesa per finta”, titola il quotidiano Italia oggi, che spiega:

“Gli enti locali dovranno alleggerire i propri apparati burocratici sopprimendo o accorpando la pletora di agenzie e organismi in modo da risparmiare non meno del 20%. Ma si tratterà di un diktat senza sanzione perché, qualora gli enti restino sordi alla norma della spending review, non ci potrà essere nessuna soppressione per legge”.

Tutto iniziò il 26 luglio del 2011, quando la Bce impose i primi tagli alle spese italiane e il governo Berlusconi emanò un decreto legislativo. Per i conti della sanità in grave dissesto finanziario il decreto ormai decaduto, e firmato da Enrico La Loggia, Pdl, e Antonio Misiani, Pd, prevedeva lo scioglimento immediato del consiglio regionale e la rimozione del governatore. Ma la rimozione, per il governatore, sarebbe stata la sanzione meno pesante, spiega Sergio Rizzo sul Corriere della Sera:

“Perché il politico rimosso non avrebbe potuto candidarsi per dieci anni alla Regione, alla Provincia e al Comune, né tantomeno al Parlamento nazionale o europeo. Ma neppure aspirare, per un periodo così lungo, a un qualunque posticino di sottogoverno”.

La sentenza della Corte costituzionale ha avuto effetti anche sui provvedimenti del governo Monti, che aveva dato maggiori poteri di controllo alla Corte dei Conti, spiega Rizzo:

“Oltre alla sanzione politica prevista per il governatore la Corte costituzionale ha fatto ad esempio saltare l’interdizione decennale da qualsiasi incarico in enti vigilati o partecipati da enti pubblici a carico dei direttori generali, dei direttori amministrativi e sanitari del servizio sanitario regionale, del dirigente dell’assessorato competente nonché dei revisori dei conti coinvolti nel dissesto finanziario della sanità. Per i revisori era prevista anche la comunicazione, da parte della Corte dei conti, all’ordine professionale di appartenenza”.

Le province autonome di Trento e Bolzano e le Regioni, sia a statuto speciale che non, che si erano rivolte alla Corte costituzionale hanno ottenuto l’annullamento delle sanzioni previste dai due decreti e ora potranno lavorare indisturbate.

BlitzQuotidiano

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