renziGià negli anni novanta con il successo della formula delle elezioni comunali si pensò a questa soluzione per dare stabilità al governo nazionale con lo slogan «un nuovo sindaco per l’Italia». Poi non se ne fece niente e ora dobbiamo fare i conti con il Porcellum. Ma l’idea che siano gli amministratori locali a prendere in mano le redini del Paese sta tornando di moda con il sindaco di Firenze Matteo Renzi, pronto a candidarsi alla segreteria nazionale del Pd, per rivoltarlo come un calzino, puntando proprio sul contributo che potrebbero dare i suoi colleghi. Lo ha rivelato lui stesso giorni fa al suo entourage, anticipando qual è la concenzione del Pd che ha in mente, e nella stessa occasione ha anche confermato che continuerà a fare il sindaco, se eletto segretario del partito: «Voi mi supportate, si potranno fare tutte e due le cose».

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Nella testa di Renzi il modello del Pd dovrebbe puntare a valorizzare ancora di più chi amministra le città. «Ora c’è una sorta di separazione con i quadri di partito, spesso si tratta di persone che hanno avuto esperienze marginali come amministratori – confida a chi gli è vicino – con una mentalità di apparato. Dall’altra parte ci sono gli amministratori che non sanno chi hanno davanti quando fanno un’assemblea nei circoli e parlano dei loro problemi quotidiani». Quindi, per il rottamatore, «bisogna portare di più chi amministra il territorio dentro il partito». «Non vedo nulla di male se uno rimane a fare il sindaco», ha osservato, riferendosi a se stesso nel caso diventasse segretario nazionale del Pd. Rispetto al partito tradizionale, Renzi pensa a una rivoluzione copernicana: «Basta con le incompatibilità e la separazione fra l’attività amministrativa e politica». Per il primo cittadino di Firenze in futuro sarà necessaria «una maggiore integrazione», in modo tale che il Pd «si senta più guidato da chi poi in realtà è ogni giorno sul pezzo come sindaco, assessore, presidente di Provincia o assessore regionale».

Governare le città, per poi aspirare a governare l’Italia. È questo il senso delle prossime mosse di Renzi. Per conquistare la segreteria nazionale del Pd non lascia niente al caso: il legame con i territori parte proprio dai contatti e dai legami che sta tessendo con chi è alla guida di grandi e piccole città. E non solo. Un primo segnale è giunto dai sindaci di Catania e Palermo, Enzo Bianco e Leoluca Orlando. Ma non sono gli unici ad appoggiare Matteo Renzi. Prima di loro era toccato all’ex turco Matteo Ricci, presidente della Provincia di Pesaro, ai primi cittadini di Bologna, Virginio Merola, di Forlì Roberto Balzani, di Bari Michele Emiliano, ultimamente anche il sindaco di Torino Piero Fassino si è avvicinato a Renzi, lo stesso ha fatto la presidente del Friuli Debora Serracchiani, ex franceschiniana ed ex civatiana, e il presidente della Liguria Claudio Burlando. Senza dimenticare che anche nel governo c’è un sindaco renziano, come il ministro Graziano Delrio.

La strategia del rottamatore si sviluppa su un duplice binario: avere alleati i sindaci e contare sui segretari regionali del Pd da eleggere in autunno. È per questo motivo che dopo la pausa estiva Renzi è tornato a Palazzo Vecchio ancora più carico sulle questioni fiorentine. Quel «pancia a terra su Firenze» detto ai suoi assessori, serve a prendere tempo in attesa di capire che cosa succederà al governo Letta e a far capire al suo partito, che lui continua a fare il sindaco a tempo pieno, lontano dalle beghe della politica romana.

Renzi è convinto che il motto «Detto – Fatto» a Firenze potrebbe giovargli anche su scala nazionale. Non a caso ieri alla fine della giunta (che ha presieduto indossando una maglietta bianca di Luna Rossa), su Facebook ha scritto che «Firenze è la città più pedonale d’Italia in assoluto». Dopo ci sono Torino, Milano, Roma e Napoli. Cita i dati di Legambiente. «Mattoni zero, giardini, pedonalizzazioni, piste ciclabili: questa è la Firenze che vive nel futuro, e non solo sul proprio – meraviglioso – passato» conclude Renzi. E la politica nazionale? Fino a venerdì è out. Almeno per i media. Poi si ritufferà nelle Feste democratiche, a Forlì e Bologna. Ci andrà da sindaco pensando ad un partito dei sindaci, con un leader forte del «Detto – Fatto».

L’ Unità

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