rifiuti__quarta_interdittiva__spunta__mafia_capitale_VITERBO E quattro. La nuova interdittiva antimafia a Viterbo Ambiente, dopo quelle a Gesenu, Gest e Ecoimpianti, inaugura un altro clamoroso filone in mezzo alle inchieste incrociate che hanno terremotato le aziende umbre del sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Stavolta c’è “mafia capitale”. C’è Salvatore Buzzi, in prima persona. Non sono bastati gli arresti dell’inchiesta viterbese “Vento di maestrale”. Dopo “Cosa nostra” (consorzio Simco in Sicilia, dove sono risultati alle dipendenze della Gesenu affiliati al clan Santapaola, ndr) ecamorra (come spiega la stessa prefettura di Perugia, in base agli atti parlamentari che hanno ricostruito la storia dei privati della società di Ponte Rio, ndr), la prefettura di Viterbo alza l’ennesimo velo e giudica “permeabile” alle infiltrazioni pure quest’altra partecipata di Gesenu, che ha la maggioranza col 51% mentre Cosp tecno service, consorziata di Cns, è al 41%. E’ proprio sul socio di minoranza che si accendono i fari del prefetto viterbese Piermatti. Tutta la società, azionisti maggiori e minori, è a rischio. Di più, emerge “una preordinata intenzione di infiltrazione nel sistema degli appalti pubblici deducibile dalla contemporanea compartecipazione al medesimo appalto da parte di più aziende, la cui permeabilità alla criminalità organizzata è stata ed è oggetto di informazioni interdittive antimafia”. In realtà gli appalti sono due, quello per la raccolta e lo smaltimento a Viterbo e quello stipulato col Comune di Montefiascone. E’ proprio la società Cns (consorzio nazionale servizi) nel mirino dell’interdittiva: lì è stato a più riprese consigliere di sorveglianza il citato Buzzi, prima degli arresti con Massimo Carminati e altri in “mafia capitale” lo scorso due dicembre 2014.

Articolo completo nel Corriere dell’Umbria di martedì 1 dicembre (CLICCA QUI)

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