rivaC’è anche il ministro del Lavoro Enrico Giovannini all’incontro sul caso Riva che è iniziato al ministero dello Sviluppo economico. Al tavolo siedono il ministro dello Sviluppo Flavio Zanonato, l’amministratore unico di Riva Acciaio Cesare Riva, il rappresentante della famiglia Bruno Ferrante e il custode giudiziario Mario Tagarelli. Obiettivo della riunione fare il punto della situazione e verificare le possibilità di riapertura degli impianti al di là della norma ad hoc cui sta lavorando il ministro Zanonato.

Fare il punto della situazione in attesa che la nuova norma che consentirebbe la riapertura degli stabilimenti Riva venga approvata dal Consiglio dei ministri. Questo l’obiettivo della riunione che si terrà questa mattina al ministero dello Sviluppo economico e che vedrà intorno a uno stesso tavolo tutti gli attori coinvolti nella vicenda, compreso, per la prima volta, Mario Tagarelli, il custode giudiziario a cui sono affidate le sorti del gruppo. I sindacati, intanto, sono sul piede di guerra e sollecitano il pagamento degli stipendi parlando di ‘serrata’. Alla riunione, che è una sorta di ‘seconda puntata’ dopo l’incontro che si è tenuto lunedì scorso, in occasione del quale il ministro Flavio Zanonato aveva sollecitato l’azienda a prendere contatto con Tagarelli, parteciperanno infatti, oltre al ministro e al custode, anche componenti della famiglia Riva e Bruno Ferrante, che in questi giorni è stato di fatto il rappresentante degli stessi Riva ai tavoli istituzionali. Sarà dunque questa l’occasione per verificare, al di là del provvedimento in merito di Codice di procedura penale annunciato da Zanonato, che assegnerebbe al custode anche la liquidità necessaria per far marciare l’azienda (ma che attualmente non compare all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri di oggi), a che punto è la situazione e come procedere da un punto di vista tecnico. Il custode è infatti entrato in possesso proprio oggi della somma di denaro bloccata dalla Guardia di Finanza sui conti correnti (circa 50 milioni di euro) e di alcune decine di immobili. Si tratta però di fondi sostanzialmente ‘congelati’ e che secondo la normativa attuale dovrebbero finire nel Fondo unico di giustizia. Se invece la norma ad hoc annunciata ieri dal ministro andrà in porto, Tagarelli avrebbe a disposizione la liquidità per pagare stipendi, utenze e fornitori e gli stabilimenti potranno ripartire. Tra gli operai, intanto, cresce la preoccupazione, non solo per i rischi occupazionali, ma anche per gli stipendi. Secondo i sindacati dei metalmeccanici, infatti, la messa in liberta’ si configura come una ”serrata” da parte dell’azienda e quindi i lavoratori andranno comunque pagati regolarmente. La prospettiva della cassa integrazione, tra l’altro, sembra allontanarsi, dopo le dichiarazioni di ieri del ministro del Lavoro, Enrico Giovannini. Un incontro in un primo tempo programmato per oggi proprio per valutare l’ipotesi Cig è infatti saltato.

Ansa.it

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