sanità1PERUGIA I pendolari del dolore prendono sempre meno il treno per l’Umbria. Anzi, cresce l’esodo dal Cuore verde. Nonostante tutti i dati sulla “virtuosità” della sanità regionale, il saldo tra la cosiddetta mobilità passiva e attiva si riduce sempre di più. L’ultimo dato disponibile è del 2012: 2,8 milioni di bilancio ok. Ma l’anno precedente erano 7,1.
Quattro milioni e trecento mila euro circa persi in dodici mesi. Sono i dati aggiornati al 2012 sul rapporto fra “immigrati” e “emigranti” di Asl e Aziende ospedaliere calcolati sul fatturato delle prestazioni, in euro. La fonte è certificata: il rapporto 2013 sul coordinamento della finanza pubblica della Corte dei conti, sezione controllo.
Che l’emorragia di malati nella sanità umbra sia crescente lo dimostra la comparazione dei saldi – tutti attivi, si ribadisce – degli ultimi tre anni. Si va dai 9.959.004 euro del 2010 ai 7.124.615 ricavati nel 2011. Quindi si arriva ai 2,8 milioni del 2012. Ma i numeri vanno interpretati. Dati 2011: va valutato che dei 97 milioni 465mila euro di crediti (i milioni che entrano dalla mobilità attiva, ossia dai pazienti fuori regione che vengono nel Cuore verde per curarsi) a fronte degli 87 milioni 341 dei debiti (i soldi che l’Umbria deve alle altre regioni per i pazienti nostrani che vanno fuori), circa 15 milioni sono addebitabili alle cliniche private convenzionate. Soldi dunque che solo in parte entrano nelle casse regionali. Nel 2012 la percentuale è rimasta invariata. Senza la sanità privata, d’altronde, ci sarebbe uno sbilancio di 12 milioni di euro.

Servizio integrale nel Corriere dell’Umbria del 21 agosto

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