ordini-300x168ROMA – Sanità, arrivano tre nuovi ordini e un albo. Alla faccia delle liberalizzazioni. Sono oltre 600 mila i professionisti della salute che verranno inseriti in un nuovo albo professionale e organizzati in tre ordini professionali distinti per infermieri, ostetrici e i profili tecnici della riabilitazione e prevenzione. Del disegno di legge “omnibus” appena approvato dal Consiglio dei Ministri, passati sette anni dalla legge 43 che affidava al governo la delega per il riordino delle professioni sanitarie sprovviste di inquadramento, sono contenti tutti, dal governo ai sindacati, dai partiti di destra a quelli di sinistra.

Esulta il ministro Beatrice Lorenzin del Pdl che rivendica il successo e ricorda lo scandalo tutto italiano dei 15 mila dentisti che occupano abusivamente la professione. Sono soddisfatti Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl che in una nota congiunta si congratulano con il governo che riconosce e valorizza finalmente i professionisti della salute dimenticati.

Sono contenti Amedeo Bianco, presidente della Federazione degli Ordini dei medici e Annalisa Silvestro, presidente della Federazione dei Collegi Ipasvi che rappresenta i 420 mila infermieri (entrambi Pd), firmatari del disegno di legge (ma non si parli di lobbysti come per gli avvocati, vero ministro Cancellieri?). E’ sollevato infine il presidente del Consiglio Enrico Letta che parla di “provvedimento ampio e importante, che farà discutere”. Farà discutere, forse, anche perché l’avevamo sentito spesso dibattere in favore di maggiori liberalizzazioni.

E infatti, tra tutti gli attestati di soddisfazione manca una componente in fondo sopravvalutata: il cittadino consumatore, l’uomo della strada quando diventa paziente, l’utilizzatore finale dei servizi sanitari. Al quale nessuno ha chiesto nulla e che si ritroverà con tariffe esagerate perché decise dall’alto. Che vedrà proliferare altra burocrazia (ma non era il nemico pubblico numero 1 della crescita?), con ordini che per legge saranno “organi sussidiari dello Stato” ai quali non si applicano, udite udite, i vincoli della spending review.

Quello che è stato approvato, è lampante, va nella direzione opposta alle spinte liberalizzatrici: si tratta di una blindatura delle professioni agganciate e sottoposte a un centralismo statalista che disporrà sulla materia senza tener conto del mercato, in una logica corporativa che ingesserà ulteriormente il settore, alimenterà nuovi clientelismi. Si è già visto ogni volta come il cavallo di Troia della tutela delle professionalità introduce di fatto un freno alla libertà economica. Concetto di cui gli stessi partiti si fanno alfieri ogni volta che ne discutono fuori dal perimetro decisionale del Palazzo dove poi si comportano esattamente al contrario. Il popolo delle libertà e il partito delle famose lenzuolate. Una domanda al ministro: si è mai chiesta il vero perché dei 15 mila dentisti abusivi? Non sarà che la gente, come si dice, non ce la fa ad accendere un mutuo per far mettere l’apparecchio nella bocca dei figli?

BlitzQuotidiano

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