turchiaLa polizia turca ha arrestato più di 1700 persone durante le manifestazioni antigovernative che si sono svolte ad Istanbul, Ankara e decine di altre città, ha affermato il ministro degli interni Muammer Guler. La maggior parte degli arrestati, ha aggiunto il ministro, citato dall’agenzia pubblica Anadolu, è stata poi rimessa in libertà. Secondo il ministro Guler negli ultimi 4 giorni ci sono state 235 manifestazioni di protesta in tutta la Turchia.

“Non sono confermate le notizie secondo le quali ci sono due morti”dopo gli scontri di ieri e questa notte in piazza Taksim a Istanbul, ma “cinque persone sono in pericolo di vita per ferite alla testa”. Lo ha detto all’ANSA Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. “Pretendiamo dal ministero della Sanità turco informazioni precise sul numero di persone rimaste ferite negli scontri” e “lanciamo un appello perché ci sia uno stop nell’uso di gas lacrimogeni che sono la causa principale delle ferite riportate dai manifestanti”, ha aggiunto Noury.

L’ufficio di Amnesty International a Istanbul, nei pressi di piazza Taksim, è stato trasformato in una sorta di pronto soccorso per fornire aiuto ai feriti degli scontri della notte scorsa tra manifestanti e polizia. Lo ha detto all’ANSA, in un colloquio telefonico, il portavoce di Amnesty Italia, Riccardo Noury. “Anche la nostra sede è stata raggiunta dai fumi dei lacrimogeni” e sono “una ventina i volontari – tutto personale medico – che hanno curato decine di feriti, tra i quali alcuni bambini”, ha raccontato Noury, riferendo di maltrattamenti e abusi della polizia nei confronti degli arrestati. “I manifestanti fermati sono stati tenuti in massa, fino a 12 ore, nei blindati della polizia senza acqua, cibo e senza servizi igienici”, ha detto ancora il portavoce di Amnesty raccontando anche di “violenze nella stazione di polizia vicino a piazza Taksim e nella stazione centrale di polizia di Istanbul”. Secondo fonti mediche, ha precisato Noury, “lacrimogeni sono stati lanciati anche all’ingresso degli ospedali” e la polizia “ha arrestato feriti che necessitavano di cure”.

All’indomani delle grandi manifestazioni antigovernative di Istanbul e Ankara, convocate attraverso twitter e facebook, il premier Recep Tayyip Erdogan ha definito le reti sociali “una minaccia per la società”. “Oggi abbiamo una minaccia che si chiama twitter” ha affermato in una intervista tv. I manifestanti anti-Erdogan accusano le tv turche di minimizzare la rivolta, sotto pressione del governo. Le informazioni sulla protesta e sulle violenze della polizia circolano sulle reti sociali.

Ansa.it

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