PERUGIA – Ancora in bella vista le scritte inneggianti alle Brigate Rosse che offendono la memoria di Emanuele Petri, l’agente della Polfer di Tuoro sul Trasimeno ucciso mentre era in servizio. Da mesi sul palazzo delle Poste di Arezzo dal lato della scalinata Camillo Berneri è affissa la scritta: “Lioce Libera” tratteggiata con vernice rossa a fianco della stella a cinque punte. Completano lo scorcio indegno, le impronte di mani – quasi a significare imbrattate di sangue – e la scritta “Lotta continua”. Adesso è la vedova Alma Petri a lanciare l’appello: “Cancellatele, offendono i cittadini onesti, Emanuele e i poliziotti”. La vedova della medaglia d’oro vittima del terrorismo alla vigilia del 15esimo anniversario di quel tragico 2 marzo 2013 commenta le oltraggiose scritte. “Si tratta di una vigliaccata; solo così si può chiamare. Io non le ho viste perché non abito ad Arezzo. Se fosse apparsa nel mio paese sarei andata personalmente a cancellarla. Mi fa male”. E ancora. “Lioce libera? Per carità, sarebbe la cosa più assurda del mondo. Mi ribellerei io e i poliziotti di tutta Italia. Ha avuto la sua pena e deve scontarla. Io non sono nessuno. Non spetta a me perdonarla”.

Servizio completo nell’edizione di martedì 27 febbraio del Corriere dell’Umbria

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