Consiglio dei Ministri - Decreto sblocco pagamenti PAROMA – Il decreto sui pagamenti, «bollinato» ieri dalla Ragioneria, arriva oggi nelle mani del presidente della Repubblica per la firma e la successiva pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Se così sarà, martedì saranno possibili i primi pagamenti per i Comuni che hanno in cassa liquidità e sono iscritti alla piattaforma telematica delle certificazioni.

 

Domenica mattina con un comunicato il ministero dell’Economia ha fatto chiarezza sulla norma relativa alla compensazione dei crediti fiscali con i debiti della pubblica amministrazione: l’innalzamento della soglia dai 500 mila euro ai 700 mila c’è. A partire dal 2014. Mentre sembra applicabile dall’entrata in vigore del decreto l’allargamento della fattispecie dei crediti fiscali compensabili anche a quelli che emergono da accertamento per adesione.

Cosa ha creato nella notte tra sabato e domenica la necessità di un intervento congiunto dei ministri dell’Economia, Vittorio Grilli, e dello Sviluppo economico, Corrado Passera? Come sempre, si potrebbe dire, la preoccupazione di uno sforamento dei conti pubblici che comporterebbe il mancato rientro dalla procedura d’infrazione europea, prevista dal premier per maggio. La Ragioneria guidata da Mario Canzio, nel bollinare il decreto, avrebbe cassato l’innalzamento del tetto delle compensazioni per mancanza di copertura. Sarebbero state le organizzazioni imprenditoriali a accorgersi dello stralcio nel testo «bollinato» dell’innalzamento della soglia, che invece era stata ampiamente comunicato a Palazzo Chigi e riportato nel comunicato nero su bianco.

Di qui il pressing sui ministri perché non lasciassero saltare quel che restava di una norma che, nelle intenzioni delle imprese, soprattutto le più piccole rappresentate da un’agguerrita Rete imprese Italia, doveva essere ben più ampia e significativa. A queste, ormai a notte fonda, Grilli e Passera hanno assicurato il ripristino delle compensazioni. L’esito del lavoro svolto dalla Ragioneria sulle coperture continua a lasciare perplesse le imprese perché, ad esempio, quel «beneficio stimabile nel 2013 a almeno due miliardi» riportato nel comunicato di palazzo Chigi, non esiste.

La compensazione scatterebbe solo nel 2014 perché non ci sarebbe stato tempo per applicarla quest’anno, si fa sapere. Ma più probabilmente perché quei due miliardi, caricati su quest’anno, avrebbero splafonato, bucando il tetto del rapporto deficit/Pil nel 2013. Salvo novità, due miliardi, anzi precisamente 1.880 milioni saranno disponibili invece dall’anno prossimo, mentre l’onere relativo sarà spalmato su tre anni: un miliardo 250 milioni nel 2014, 380 milioni nel 2015 e 250 nel 2016. Le risorse dovrebbero arrivare da un apposito fondo dell’Agenzia delle Entrate che serve, per l’appunto, ai rimborsi fiscali. Mentre nel 2014 il miliardo e 250 si andrà a attingere alle maggiori risorse assegnate alle restituzioni e ai rimborsi delle imposte, pari nel 2014 a 4 miliardi, che sembravano prevalentemente destinati ai rimborsi Iva.

Sul decreto pendono forti dubbi circa i tempi: se le Regioni per poter ottenere le anticipazioni di cassa devono realizzare un piano di copertura e dunque un assestamento di bilancio, dovranno farlo con legge regionale. Come si può pensare che tempi e modi dei pagamenti vengano già comunicati il 30 giugno? Termine quest’ultimo che nella versione definitiva del decreto vale anche per i Comuni per i quali prima era stato previsto il termine del 31 maggio. Il governatore campano, Stefano Caldoro, ha invitato i Parlamentari meridionali a modificare il testo che «dà all’ente ricco e non al più virtuoso». La pensa diversamente il presidente della Lombardia, Roberto Maroni, secondo cui «hanno fatto il decreto per dare i soldi a quei Comuni del Sud che non li hanno».

Corriere.it

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