costa-concordia-lap2-300x183ISOLA DEL GIGLIO – Si litigano una carcassa, un ammasso di lamiera, ruggini e materiale decomposto. Perché quella carcassa, quella della Costa Concordia, significa posti di lavoro e non pochi per almeno due anni. Succede tra Piombino e Civitavecchia, con Genova e La Spezia pronte a inserirsi nel caso la partita degeneri. E’ una guerra tra poveri, tutti a litigare per quella che dall’esterno è un’inutile ammasso di ferraglia, tonnellate di ferraglia.

Racconta Marco Imarisio sul Corriere della Serache, fino a qualche settimana fa sembrava tutto deciso. Dello smantellamento della Costa Concordia doveva occuparsi il porto di Piombino. Di motivi ce ne sono diversi: la vicinanza geografica e anche un mero discorso di compensazione economica. Toscana ha pagato il danno ambientale ed economico del disastro, Toscana va risarcita con posti di lavoro e finanziamenti.

Sembrava scontato ma non lo è. Perché la carcassa della Concordia, coi posti di lavoro che porta in dote, fa gola a tanti. E Piombino per accogliere il relitto ha bisogno di rifarsi il trucco. Costo dell’operazione 160 milioni che verranno stanziati dal Governo ufficialmente per una “area di crisi complessa”. Scrive il Corriere:

L’accoglienza della nave più famosa del mondo comporta la costruzione di una diga foranea da 1.150 metri, lo scavo dei fondali per altri 11 metri di profondità, e la costruzione di due bretelle stradali. Tanto, forse troppo per rispettare il calendario che prevede la scomparsa della Concordia dalla vista dei gigliesi e degli italiani entro l’ottobre di quest’anno.

Quindi Piombino, per smaltire la nave, ha bisogno di tempo e soldi. E da qui inizia la guerra. Perché c’è un porto, quello di Civitavecchia, che proprio lontano dal Giglio non è e che fa sapere di essere disposto a farsi carico dello smaltimento senza chiedere un euro. Un affare fiutato dalla Confederazione laziale della piccola e media industria:

“Lo smantellamento della nave in quel porto è uno sperpero milionario a carico dei contribuenti. Se avvenisse a Civitavecchia, l’operazione sarebbe di gran lunga più veloce ed economica, oltre a costituire una preziosa occasione per il territorio”.

C’è la crisi e i porti pronti a litigarsi il relitto non mancano: oltre a Civitavecchia anche Genova, La Spezia e persino Palermo sono disponibili. A fare muro contro lo spostamento da Piombino è rimasto il governatore toscano Enrico Rossi: “Trovo incomprensibile e di cattivo gusto lo scatenamento in atto contro Piombino. I danni maggiori li abbiamo avuti noi, forse la crisi ha annebbiato la memoria a qualcuno”. Il problema politico resta: la Concordi a Piombino costa e persino i renziani mugugnano. Per ora resta la carcassa galleggiante e il sogno di quei posti di lavoro che, per due anni almeno, daranno ossigeno a qualche porto italiano.

BlitzQuotidiano

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