segretario stato kerryNEW YORK – “L’uso di armi chimiche contro i civili in Siria è un’oscenità di tipo morale“, ha tuonato il segretario di Stato americano John Kerry. Un attacco limitato, di non più di due giorni, potrebbe essere la risposta degli Stati Uniti alle violenze in Siria. Il presidente Barack Obama lo starebbe valutando e si tratterebbe di un attacco per punire l’uso di gas che dovrebbe anche svolgere una funzione deterrente, mantenendo però allo stesso tempo gli Stati Uniti estranei dalla guerra civile in atto.

Gli Stati Uniti hanno poi rinviato l’incontro bilaterale russo-americano per la discussione della convocazione della conferenza di pace sulla Siria, previsto il 28 agosto a L’Aia, una decisione che ha “molto rammaricato Mosca“, come ha scritto su Twitter il viceministro degli Esteri russo Ghennadi Gatilov.

E mentre il presidente Obama valuta la situazione e si prende tempo per decidere se attaccare o meno, l‘Iran lo avvisa che un ipotetico attacco comporterebbe “gravi conseguenze in medio oriente“.

 

“ATTACCO LIMITATO” – L’attacco prenderebbe di mira obiettivi militari non direttamente legati alle armi chimiche. Obama, mette in evidenza l’amministrazione, non ha ancora preso alcuna decisione. Gli Stati Uniti continuano infatti le consultazioni con gli alleati e avrebbero abbandonato le speranze di ottenere un’autorizzazione all’azione da parte del Consiglio di sicurezza dell’Onu, dato il certo veto della Russia.

Proprio il Dipartimento di Stato comunica di aver rinviato il previsto incontro fra diplomatici americani e russi in programma domani a L’Aia in seguito ”alle consultazioni in corso per trovare una risposta appropriata” all’attacco del 21 agosto in Siria. La tempistica dell’attacco, afferma il Washington Post, dipenderebbe da tre fattori: il completamento del rapporto dell’intelligence che determini la colpevolezza del regime di Assad, le consultazioni con gli alleati e il Congresso e una giustificazione a intervenire in base alla legge internazionale.

Gli avvocati dell’amministrazione starebbero infatti esaminando una possibile giustificazione legale sulla base della violazione delle norme internazionali che vietano l’uso di armi chimiche o una richiesta di assistenza da parte di uno stato vicino, come la Turchia. Nei prossimi giorni le agenzie di intelligence rappresenteranno informazioni che sostengono la tesi dell’uso di gas da parte del governo di Assad, incluse intercettazioni radio e telefoniche fra i comandanti dell’esercito siriano.

”Un’azione militare – afferma la stampa americana citando fonti – potrebbe essere ancora evitata in caso di un dietro front del governo di Assad e del governo russo che lo appoggia. Ma le attese che questo possa accadere sono basse”.

“MOSCA RAMMARICATA” – Il dipartimento di Stato Usa, riferisce Itar-Tass, ha deciso di rinviare l’incontro perché sono in corso consultazioni sulla risposta adeguata all’attacco con l’uso di armi chimiche. Ma Gatilov, viceministro russo agli Esteri, affida a Twitter la sua replica: ”L’elaborazione dei parametri per la soluzione politica in Siria sarebbe molto utile proprio ora in cui su questo Paese incombe un’azione militare”.

“GRAVI CONSEGUENZE” – L’Iran, attraverso il portavoce del ministero degli Esteri Abbas Araqchi, , ha ribadito che un attacco alla Siria avrebbe ”gravi conseguenze” in ”tutta la regione mediorientale”. Serve una ”soluzione politica” alla crisi siriana e ha espresso la speranza di Teheran che i ”leader europei” prendano ”sagge decisioni” evitando l’attacco.

Araqchi ha precisato che le “gravi conseguenze” sarebbero provocate da “qualsiasi azione militare” contro la Siria e ha sottolineato che questo è il momento di essere cauti per evitare che la situazione vada “fuori controllo”: uno sviluppo, ha detto il portavoce iraniano, “che speriamo non accada”. Teheran comunque, ha annunciato Araqchi, farà “del suo meglio” per evitare un conflitto e “speriamo che tutti tornino indietro” alla ricerca di una “soluzione politica”.

BlitzQuotidiano

Un commento su “Siria, Usa valuta attacco di 2 giorni. Russia e Iran: “Gravi conseguenze”

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