++ SPARI P.CHIGI:PREITI A PM,GESTO DECISO 20 GIORNI FA ++ROMA – Un’arma con matricola abrasa di cui nulla si sa e che potrebbe aver già sparato in altre occasioni, un movente che non è ancora del tutto chiaro, un atteggiamento freddo e lucido, non certo improvvisato ma pianificato nei dettagli: ruotano attorno a questi dubbi le domande che si pongono gli investigatori che indagano sulla sparatoria davanti a palazzo Chigi. Perché se è vero che la confessione di Luigi Preiti, e i successivi accertamenti, hanno permesso di escludere una matrice politica o terroristica, è altrettanto evidente che mancano ancora dettagli importanti per capire un’azione che, in molti, definiscono “anomala”.

Preiti ha detto ai magistrati di esser venuto a Roma per compiere un “gesto eclatante”, per colpire i “politici”, senza però specificare se avesse un obiettivo chiaro o se la sua intenzione fosse di colpire nel mucchio. E ha raccontato di aver pianificato tutto 20 giorni fa, mentre la pistola se la sarebbe procurata 4 anni fa, al mercato nero di Alessandria. E proprio quest’ultimo dettaglio è quello che convince meno gli investigatori. Quasi nessuno, infatti, crede che sia vera la storiella che la beretta 7,65 provenga da Alessandria e, anzi, si ritiene molto più plausibile che l’uomo se la sia procurata a Rosarno, dove non è certo difficile trovare un’arma rubata: non è un caso che siano stati disposti gli accertamenti balistici per capire se la pistola ha già sparato e in che occasione. Non è affatto escluso, dunque, che l’arma possa esser stata fornita da qualcuno vicino alle cosche anche se quel che allo stato sembra possa escludersi è un collegamento tra la famiglia di Prieti con i Pesce e i Bellocco, che ‘governano’ su Rosarno. E’ chiaro che una volta capita la provenienza dell’arma potranno essere chiariti anche gli altri dubbi. A partire da quello sul movente. Gli investigatori al momento non possono escludere che l’uomo possa esser stato avvicinato da qualcuno in questi ultimi tempi; qualcuno che lo abbia convinto a compiere un’azione come quella di oggi e l’abbia magari aiutato ad organizzarla, approfittando della sua situazione.

Ipotesi che al momento non ha trovato riscontri ma che ancora non può essere esclusa. Il suo atteggiamento, infatti, non era certo quello di uno sprovveduto o di una persona disperata. Ha lasciato l’auto in stazione, ha preso il treno, probabilmente con la pistola già in tasca, ha dormito in hotel. E stamattina ha agito. “Preiti era lucido e freddo, si è mosso con grande precisione. Ha sparato, poi ha tentato di scappare e quando è stato bloccato ha detto solo di allentargli le manette. E’ rimasto in assoluto silenzio” racconta uno di quelli che erano in piazza quando c’è stata la sparatoria. Ma non solo: “era vestito come un poliziotto in borghese, il suo intento di passare inosservato era chiarissimo. E c’è riuscito in pieno”. Versione confermata anche da un testimone in ospedale. “Era freddo e strafottente – ha raccontato – era infastidito, come se pensasse: ‘se mi date una pistola lo rifaccio’. Secondo alcune fonti investigative, inoltre, Prieti non avrebbe finto i colpi ma la pistola si sarebbe inceppata. Ed è questo che gli avrebbe impedito di sparare ancora, verso gli uomini che lo stavano per bloccare o verso se stesso. La disoccupazione, i soldi buttati nei videopoker, la fine del matrimonio, hanno sicuramente contribuito a far precipitare la situazione psichica di Prieti, ragionano gli investigatori. Ma finché non saranno chiariti questi dubbi non sarà possibile archiviare la sparatoria come un gesto criminale di un disoccupato disperato.

UN CARABINIERE IN PROGNOSI RISERVATA, ALTRO NON GRAVE – Un carabiniere di 50 anni già colpito dalla morte recente della moglie è in un letto d’ospedale senza sapere se sopravviverà alle prossime 72 ore o resterà paralizzato. A sparargli davanti a palazzo Chigi un disoccupato calabrese che ha quasi la sua stessa età, disperato per la perdita del lavoro e il divorzio. Due destini che si sono incrociati stamattina in piazza Colonna in una “grande giornata di sole”, come aveva scritto poco prima su Facebook Giuseppe Giangrande, brigadiere dell’Arma in servizio al Battaglione Toscana e oggi a difesa della sede del governo. Un suo collega, il 30enne Francesco Negri, se l’é cavata con una tibia fratturata da uno dei proiettili sparati da Luigi Preiti: non è grave e dal letto dell’ospedale San Giovanni chiede in continuazione del collega. Giangrande, ricoverato al Policlinico Umberto I, ha un “danno midollare importante” alla colonna cervicale, secondo i medici che l’hanno operato per la grave ferita al collo. La prognosi è riservata: per sapere se ce la farà bisognerà aspettare 72 ore. Rischia comunque la paralisi degli arti. Due mesi fa ha perso la moglie. Accanto ha la figlia ventenne, arrivata con altri parenti, sconvolta. Originario di Monreale (Palermo), il brigadiere è da tempo a Firenze. Ha un fratello poliziotto a Milano e un altro che gestisce un bar a Monreale: entrambi si sono messi in viaggio per Roma. Al Policlinico sono andati il neo presidente del Consiglio Enrico Letta – che ha espresso “vicinanza” alla famiglia e all’Arma -, il presidente della Camera Laura Boldrini, il ministro della Difesa Mauro, il sindaco di Roma Gianni Alemanno e il comandante dei carabinieri Leonardo Gallitelli.

“La situazione di questa famiglia mi ha molto colpito e commosso”, ha detto Boldrini, promettendo che le istituzioni non la abbandoneranno. Nel profilo di Giangrande su Facebook la missione in Emilia per il terremoto o i servizi allo stadio Olimpico di Roma, in trasferta per arrotondare. Molto meno grave il carabiniere scelto Negri, 30 anni, colpito da un proiettile alla tibia, sotto al ginocchio. Nato a Torre Annunziata (Napoli), dove vivono i genitori, un pensionato e una casalinga, è stato operato per ridurre la frattura, nei prossimi giorni subirà forse altri interventi. Con lui la fidanzata Veronica, accompagnata dalla madre, e il fratello. “E’ in ottime condizioni, ma continua a chiedere del collega – ha detto il direttore sanitario del San Giovanni Gerardo Corea -. Gli abbiamo detto solo che ci sono altri medici che si occupano di lui”. Al sindaco Alemanno Negri ha raccontato di quell’attentatore “sbucato fuori all’improvviso”, che sono riusciti a immobilizzare, ma a caro prezzo dopo che aveva sparato. A tutti ha detto di voler al più presto tornare in servizio. Non sa ancora, forse, che Giangrande lotta per restare vivo. “A volte la vita ti riserva delle brutte sorprese che ti fanno pensare a tante cose – scriveva il brigadiere -, l’importante è non abbattersi e ricominciare tutto da capo”.

Ansa.it

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