AST: PARTITO CORTEO PER DIFESA ACCIAIERIA TERNITERNI Torna a salire la temperatura a Terni, mentre martedì la fabbrica  e la città si sono  fermate per 8 ore, sono sfilate circa 10mila persone, tra lavoratori, sindacati e istituzioni, per chiedere una soluzione a Ue, Governo e proprietà. Poco più di un anno fa la proprietà di Ast (3mila gli occupati ) è passata da ThyssenKrupp ai finlandesi di Outokumpu, nell’ambito dell’acquisizione di Inoxum. L’unione ha creato un’impresa di dimensioni tre volte superiori a quelle della lussemburghese Aperam e cinque volte superiori a quelle della spagnola Acerinox, i concorrenti diretti. Per questo motivo la Commissione europea ha posto il proprio veto, chiedendo un «correttivo». Outokumpu ha deciso di mettere sul mercato gli impianti umbri. Il processo di cessione è stato avviato ad ottobre. Alla scadenza prevista dal bando, il 12 aprile, sono state due le offerte vincolanti giunte sul tavolo dei finlandesi: una avanzata da una cordata formata da Aperam, Marcegaglia e Arvedi, una da parte del fondo Apollo (il commissario europeo per la concorrenza Joaquin Almunia, ha però dichiarato nei giorni scorsi che «c’è solo un’offerta vincolante», smentendo i finlandesi e generando ulteriori interrogativi sulla procedura di vendita). «La normativa antitrust ci penalizza e penalizza l’Europa stessa – ha detto ieri il sindaco Di Girolamo –. Impedisce che si formino aziende di grande rilevanza, capaci di competere sul mercato mondiale, perchè è quello lo scenario al quale fare riferimento. È una normativa che va modificata». Ulteriori elementi di criticità sono rappresentati poi dalla mancanza di certezza sulla scadenza della vendita. La conclusione della procedura era attesa per i primi giorni di giugno. Nelle scorse settimane, però, il ceo di Outokumpu, Mika Seitorvita ha bollato come «non accettabili» le due offerte ricevute e ha comunicato di avere chiesto e ottenuto dalla Commissione una proroga dei termini di gara. Nessuna indicazione, nè dai finlandesi, nè dalla Commissione, sulla nuova data di scadenza: fonti vicine alla trattativa collocano però il termine ultimo all’inizio della terza settimana di luglio, tra il 15 e il 17. La sensazione è che ci sia molta distanza sulla valutazione del sito da parte di venditore e acquirenti. Secondo alcune indiscrezioni, gli asset di Ast (160 milioni di perdita nell’ultimo esercizio) varrebbero circa 500 milioni per i finlandesi, mentre la cordata offrirebbe 160 milioni più una parte dei debiti. Nei giorni scorsi il responsabile merger and acquisition di Outokumpu, Liam Bates, ha spiegato al Sole 24 Ore che il tempo in più è necessario per «mettere a punto tutti gli aspetti collaterali dell’offerta». I finlandesi, però, non hanno dato nessuna indicazione sui motivi per cui le offerte non sarebbero considerate «sufficienti». L’offerta della cordata «non sarebbe un’offerta speculativa – spiega una fonte vicina alla Commissione –, ma un’offerta industriale, che riflette una situazione non facile sia del mercato inox, sia del sito ternano. Non credo che la proroga possa servire a cambiare lo scenario. Anzi, nelle ultime settimane la domanda ha continuato a calare, e le previsioni non sono positive». Il territorio teme che il procrastinare finlandese nasconda il tentativo di depauperare gli asset umbri, a danno del futuro acquirente. «Non consentiremo – ha detto ieri la presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini – che, in questa fase di indecisione, il sito di Terni continui a perdere quote di produzione a vantaggio di chicchessia, compresa l’attuale proprietà». E anche il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, ieri alla testa del corteo, ha detto, chiamando in causa il Governo, che «piacerebbe sentire il rumore del pugno che il nostro governo sbatte sul tavolo della Commissione. Non si può dire sottovoce di non essere disposti a cedere la nostra siderurgia ad altri paesi: viene il dubbio che mentre si perde tempo, nel frattempo si perdono produzione e volumi». Il sottosegretario allo Sviluppo Claudio De Vincenti ha detto che «il Governo è impegnato a fondo, e ai massimi livelli, a garantire il presente e il futuro produttivo e occupazionale di Ast. L’obiettivo del Mise è individuare la migliore soluzione industriale, con l’invito alla proprietà a stringere i tempi». Il guaio è che nel frattempo Ast sta deperendo. La produzione di acciaio fuso è calata drasticamente nel giro di pochi mesi, e con essa il valore patrimoniale della fabbrica. Da ambienti sindacali si arriva a ipotizzare che i finlandesi vogliano indebolire al massimo il sito ternano prima della vendita, a tutto beneficio degli altri loro impianti, che già adesso stanno aggredendo il mercato con una politica dei prezzi spregiudicata. Ma queste sono solo supposizioni. Di certo c’è che la Ue ha vincolato la proroga a determinate condizioni, tra cui l’aumento immediato del capitale e l’appoggio degli investimenti già previsti. Il tempo che passa però gioca a sfavore delle acciaierie umbre, che per non perdere redditività devono mantenere un livello di produzione molto alto. Anche il governo italiano lo sa, e per questo pare che i ministri Moavero e Zanonato siano in pressing costante sulla Commissione europea. Ma la partita è complicata, anche perché al di là dei buoni propositi di Strasburgo la realtà racconta di un mercato continentale che richiede molto meno acciaio di quello che attualmente il settore è in grado di produrre. Da qualche parte, presumibilmente, si dovrà tagliare. In ballo ci sono gli interessi di molti Paesi, tutti intenzionati a tutelare fino in fondo i propri insediamenti industriali e i rispettivi posti di lavoro. Non esclusa – e questo non è affatto rassicurante – la Germania

TerniMagazine

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