TERNI – Il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Terni e la Sezione di Polizia Giudiziaria aliquota G. di F., coordinati dal Procuratore Capo della Repubblica dott. Alberto LIGUORI – hanno portato a termine una complessa attività di servizio nei confronti di una nota amministratrice di condomini ternana già oggetto di ulteriori attività sia di polizia giudiziaria che di polizia tributaria.

Sin da subito gli accertamenti posti in essere dalla “Fiamme Gialle” avevano permesso di accertare evidenti anomalie riguardanti l’effettiva destinazione delle somme riscosse a titolo di quote condominiali, che in realtà venivano utilizzate per scopi ben diversi da quelli previsti.

I finanzieri, grazie all’esecuzione di complesse attività ispettive, svolte anche con l’ausilio di capillari accertamenti bancari, appuravano che le quote regolarmente versate da centinaia di condòmini venivano nella gran parte distratte dall’amministratrice infedele, che, al fine di non ingenerare alcuna perplessità ed attestare la regolarità dei pagamenti, esibiva agli interessati false copie di bonifici.

La stessa solo sporadicamente provvedeva al pagamento di alcune bollette, allo scopo di evitare il distacco delle utenze, situazione che avrebbe svelato ai condòmini il comportamento scorretto dell’amministratrice.

Nei confronti dell’infedele professionista venivano ipotizzati i reati di appropriazione indebita (art. 646 Codice Penale) e falsità in scrittura privata (art. 485 Codice Penale). Successivamente le “Fiamme Gialle” eseguivano una verifica fiscale al fine di sottoporre a tassazione i proventi illecitamente percepiti dalla stessa.

Le ulteriori attività condotte permettevano di appurare come la predetta amministratrice avesse in seguito continuato a compiere una serie di atti illegittimi e fraudolenti su beni propri ed altrui, al solo fine di rendere inefficace la procedura di riscossione coattiva azionata dai competenti organi dell’Amministrazione Finanziaria.

In particolare, veniva riscontrato come la stessa avesse mutato il regime patrimoniale della propria famiglia da comunione a separazione dei beni, e successivamente avesse fittiziamente trasferito la propria residenza in un luogo diverso da quello del marito e si fosse spogliata delle proprie proprietà immobiliari e di un autovettura ceduta al proprio coniuge, rimanendo, almeno sulla carta, nullatenente. Le condotte illecite sopra descritte, ricostruite in maniera certosina dai militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria in collaborazione con i colleghi della Sezione di P.G. aliquota G. di F., permettevano al Procuratore Capo della Repubblica, che ha coordinato personalmente le indagini, di richiedere ed ottenere dal competente GIP presso il Tribunale di Terni il sequestro preventivo di beni finalizzato alla confisca “per equivalente” per un importo di oltre 184.000 euro, al fine di poter far fronte alla pretesa erariale.

Pertanto, alla predetta amministratrice, responsabile del reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte (art. 11 del D.Lgs. 74/2000), venivano sequestrate quote di fondi comuni di investimento e un immobile di pregio sito in Terni, intestato fittiziamente al coniuge, fino all’ammontare della misura ablatoria richiesta.

L’operazione posta in essere conferma l’imprescindibile ruolo della Guardia di Finanza, quale forza di polizia economico – finanziaria a difesa dei soggetti più deboli. Infatti, il danno cagionato agli ignari condòmini, costretti a ripagare le menzionate forniture, appare di ancor più grave e riprovevole nella considerazione che buona parte di essi risulta essere composta da persone anziane, spesso sole, che versano in precarie condizioni economiche.

UmbriaDomani

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