NEGOZI2Il primo semestre 2013 conferma un arretramento dei principali indicatori economici nella Provincia di Terni. Leggendo i dati della Camera di Commercio si ricava che da gennaio a giugno hanno chiuso l’attività oltre 800 aziende, con un saldo negativo tra iscrizioni e cessazioni di 44, attestando il numero delle imprese a poco sopra le 19.000, unità record negativo registrato in questo 2013. Particolarmente pesante la situazione in alcuni Comuni come Amelia (-12) e Orvieto (-,9) quest’ultimo ormai da anni vittima di un vero e proprio depauperamento. I principali settori della nostra economia registrano una ulteriore battuta d’arresto: commercio (-102), agricoltura (-60), costruzioni (-52), attività manifatturiere (-38). Per quanto riguarda la cassa integrazione, confrontandola con lo stesso periodo gennaio-giugno dell’anno scorso, registriamo un aumento dell’ordinaria con 387.000 ore autorizzate (+1,3%) un’impennata della straordinaria con quasi 500.000 ore (+38%) ed il crollo della deroga con 200.000 ore (-87,73). Tutto ciò a dimostrare che le aziende medie e piccole stanno chiudendo mentre le grandi stanno ristrutturando, con perdita dell’occupazione. Non è un caso che la cassa integrazione straordinaria può essere richiesta anche per procedura concorsuale. Una delle più utilizzate ad oggi nella Provincia di Terni è il concordato preventivo in continuità, attivato di recente, tanto per citare i casi più emblematici, dal Gruppo Novelli, dal Gruppo Sangemini e dell’Ondulato Umbro. Ormai, dice la Cgil, anche questo 2013 sembra segnato da una profonda crisi economica aTerni che si somma alle difficoltà strutturali della chimica e alle incertezza sul futuro delle acciaierie, vicenda molto delicata che non può essere trattata come una semplice crisi produttiva. La Cgil diTerni ha già da tempo avanzato due  proposte: Attivazione degli strumenti straordinari, peraltro previsti dalla legge n.83 del 22 giugno 2012 e dal decreto attuativo n.81 del 31 gennaio 2013, che recita “individuazione delle situazioni di crisi industriale complessa con impatto significativo sulla politica industriale nazionale”. La Cgil ritiene che la provincia di Terni venga a ricadere nel quadro indicato dalla normativa e “si chiede che il comprensorio ternano attraverso la situazione che vive la chimica venga riconosciuta area di crisi industriale complessa. Si chiede l’attivazione di un fondo alimentato da una percentuale minima delle risorse che le fondazioni bancarie oggi dedicano all’investimento di BOT e CCT, per finanziare leimprese che investono in innovazione, ricerca e sviluppo. Queste modalità sono una risposta per uscire dalla crisi e per non rassegnarsi semplicemente a dati che sono impietosi. Siamo contenti di aver trovato su questo terreno una serie di adesioni di soggetti istituzionali e imprenditoriali, ci preoccupa altresì l’assordante silenzio di chi potrebbe portare un contributo prezioso. C’è bisogno, passata l’estate,  di un salto di qualità e che si passi dall’adesione formale alle nostre proposte ad una fase attuativa per salvareimprese e lavoratori”.

TerniMagazine

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