questura-terni1TERNI “Se non ti stai zitta ti do un calcio in c… e ti mando via come un animale”. Questa la frase che una donna nigeriana di 31 anni, incinta all’ottavo mese, si sarebbe sentita rivolgere in questura mentre era in attesa di avere notizie sul suo compagno fermato perché trovato con un documento falso. Parole che le avrebbe rivolto un funzionario e che – come ha dichiarato la stessa donna – “mi hanno ferito per il loro contenuto razzista”.
La giovane nigeriana ha messo nero su bianco il suo risentimento, sporgendo denuncia alla stessa questura insieme a un suo amico presente al momento dei fatti e che, a sua volta, avrebbe ricevuto un’altra dose di insulti. Gli incartamenti sono stati già trasmessi in procura per le valutazioni del caso e l’accertamento di eventuali ipotesi di reato. Tutto si regge, ovviamente, sulle dichiarazioni della donna e del suo amico, ora assistiti dall’avvocato Francesco Montalbano, e sono tutte da riscontrare.
Sul lato opposto c’è invece la posizione dello stimato poliziotto, noto per la sua professionalità.

I fatti I fatti si riferiscono a mezzogiorno di lunedì scorso quando la donna incinta, accompagnata da un amico dello Zimbabwe di 35 anni, incontrato alla fermata del bus, arriva negli uffici di via Antiochia. La donna vuol sapere come sta il suo compagno, rinchiuso in un gabbiotto, e un uomo senza divisa le chiede “con tono brutale” se è suo marito. Lei gli risponde che è il suo compagno e il padre del figlio che porta in grembo. Alla fine non le permettono d’incontrarlo e di fronte alle sue insistenze, stando alla sua versione, “iniziano gli insulti”. A quel punto interviene in sua difesa l’amico africano che cerca di spiegare con calma la situazione. Ma gli dicono di stare zitto perché non avrebbe neppure il permesso di soggiorno e poi viene spintonato e apostrofato in malo modo, stando a quanto scritto nella denuncia.“ Mi sono sentito discriminato – dice – per il colore della mia pelle”.
La situazione rischia di degenerare, ma poi i due escono e poco dopo vanno a sporgere denuncia. Li accoglie l’agente in divisa che poco prima era stato testimone della discussione e che annota sul verbale la loro ricostruzione dei fatti.
Nel frattempo il compagno della donna viene rilasciato, ma la vicenda lascia pesanti strascichi. Soprattutto per quella vena di razzismo che i due africani sostengono di avere percepito. In ogni caso è risultato che i due immigrati risiedono regolarmente in Italia.
Ora la magistratura dovrà valutare se è stata una semplice e fugace sfuriata, come è parso a molti, o qualcosa di più.

La solidarietà del Coisp Il Coisp è al fianco del poliziotto “accusato di avere pronunciato frasi razziste rivolte a una donna incinta africana”. Il sindacato di polizia esprime solidarietà al collega e alla sua famiglia, confidando nell’operato della magistratura affinché “si possa accertare quanto prima la realtà dei fatti, chiarendo i molti lati della vicenda ancora oscuri. Siamo alle prese con l’ennesimo episodio che mette in cattiva luce l’operato di colleghi che svolgono il loro lavoro con correttezza e professionalità. Se emergeranno irregolarità – continua il Coisp – chi ha sbagliato dovrà pagare, ma al momento ciò non risulta e speriamo che anche questa pagina si chiuda quanto prima”.

Intanto mentre la denuncia presentata dalla donna e da un suo amico è al vaglio della procura, il questore ha aperto una parallela indagine interna.

Corriere dell’ Umbria

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