bpsSPOLETO Sono 34 gli avvisi di conclusione delle indagini in corso di notificazione nell’ambito dell’inchiesta Bps condotta dal Nucleo speciale di polizia valutaria della guardia di finanza di Roma su coordinamento del procuratore della Repubblica Gianfranco Riggio e del sostituto procuratore Federica Albano.
Come specificato da una nota della Procura, si procede “per i reati di associazione per delinquere e plurime ipotesi di appropriazione indebita aggravata, intermediazione usuraria, ostacolo alle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza, bancarotta fraudolenta, dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture e documenti per operazioni inesistenti, omessa comunicazione del conflitto di interessi”.
Il periodo preso in considerazione dagli inquirenti va dal 30 settembre 2007 al 24 aprile 2012. Questo l’arco temporale in cui si assumono commessi fatti “ai danni della Banca Popolare di Spoleto e di altri soggetti”.

Gli indagati L’ondata di avvisi ha creato clamore e per certi versi sbigottimento: tali sviluppi lasciano increduli. A finire coinvolti, a vario titolo, nella vicenda sono ex amministratori e funzionari di banca, figure apicali all’epoca dei fatti nell’istituto, membri dell’ex collegio sindacale,imprenditori: si tratta di Giovannino Antonini, i figli Alberto e Francesco, Massimiliano Baronci, Michele Fesani, Alfredo Pallini, Marcello Siena, Dante Cerbella, MarcoBietta, AlfredoCalistroni, Francesco Magnini, Giuliano Mora, Alessandro Monaldi, Alessandro Laganà, Cosimo De Rosa, Emilio Quartucci, Paolo Rossi, Nazzareno D’Atanasio, Michelangelo Zuccari, Mario Benotti, Marco Carbonari, Gabriele Chiocci, Valentino Conti, Michele Di Gianni, Claudio Umbrico, Francesco Tuccari, Mauro Conticini, Paola Nannucci, Mauro Turchi, Aldo Amoni, Camillo Colella,Antonio Sarni, Marco Bifolchi e Antonio Di Matteo. A dieci di loro (tra cui Antonini e i figli,Pallini, Siena,Quartucci, Mora, Magnini, Calistroni De Rosa) viene anche addebitata l’associazione a delinquere.
Da ricordare che l’avviso di garanzia non è sinonimo di colpevolezza. Ora gli indagati, molti dei quali si dicono estranei agli addebiti, potranno chiarire la propria posizione, o presentando memorie, o chiedendo di essere sentiti dai pm oppure di fronte al giudice.

Corriere dell’Umbria

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