terremoto-citta-castelloPERUGIA – Sono 57 le scosse che dal 20 aprile 2013 fanno tremare l’Umbria da Città di Castello aNocera Umbra. Uno sciame sismico con l’ultima scossa registrata all’1.50 del 28 maggio dalla rete sismica dell’Ingv. Magnitudo 2.3, epicentro Città di Castello. Una piccola scossa, che però grava sulla tranquillità dei cittadini. La gente ha paura, pensa allo sciame sismico de L’Aquila, terminato col devastante terremoto dell’aprile del 2009. Pensa allo sciame sismico tra Finale Emilia e Mirandola, arrivato prima che il terremoto in Emilia Romagna facesse danni e vittime.

Jacopo Granzotto de Il Giornale ha intervistatoStefano Gresta, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), che spiega:

“Evitiamo inutili allarmismi; non è affatto detto che a ogni sciame corrisponda una scossa devastante. Anzi. La storia dei terremoti dice che sono tanti gli sciami che non evolvono in terremoto: sono la maggior parte. Stiamo monitorando attentamente la situazione ma purtroppo non è possibile prevedere quello che succederà, ripeto che nella maggior parte dei casi lo sciame non evolve in un terremoto”.

Secondo Gresta infatti non si tratta di tecnologie arretrate, né di previsioni di terremoti, ma di probabilità:

“È un discorso prettamente concettuale, l’energia rilasciata dai terremoti non è misurabile e non lo sarà mai. Ma in Italia siamo fortunati perché abbiamo una preziosa banca dati sulla storia dei terremoti. L’Ingv sta fornendo continue previsioni probabilistiche di lungo e breve termine. Con le previsioni probabilistiche di lungo termine si possono identificare le aree dove avverranno i grandi terremoti del futuro. Di particolare rilevanza è la mappa di pericolosità elaborata da noi nel 2004 che fornisce lo scuotimento del terreno atteso nei prossimi 50 anni”.

Le scosse spaventano i cittadini, che lasciano le proprie case, racconta Granzotto, ma Gresta ricorda che l’Italia è un paese fortemente sismico e vivere di allarmismi non è possibile:

“Se non è il più colpito poco ci manca. Peggio di noi in Europa stanno solo la Grecia e la Turchia. E questo è bene che la gente lo sappia per regolarsi. Del resto l’area del Mediterraneo è sempre stata a grande rischio idrogeologico. Diciamo però che le nostre scosse saranno più frequenti ma fanno molto meno danni di quelle turche che raggiungono spesso la scala di magnitudo 7″.

Una magra consolazione, quella delle scosse di bassa magnitudo. Una vana rassicurazione, per i 33 comuni dell’area dell’Emilia Romagna, colpiti un anno fa da un terremoto che, secondo le stime del Cna Emilia Romagna, ha colpito 540mila abitanti, 51mila imprese e 190mila addetti con danni per 3,1 miliardi di euro.

art su blitz

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