tromba-daria-ansa-300x212ROMA – Vortici di aria che si spostano alla velocità di 40-50 chilometri orari. Venti che spirano a 100 chilometri orari, mentre l’acqua cade battente. In un paio di minuti al massimo le trombe d’aria, con un diametro di circa dieci metri, riescono a scatenare la loro violenza e creare danni.
Da Torino a Roma, passando per Milano e Arezzo. Le trombe d’aria e i mini tornado tra il mese di giugno e agosto hanno segnato un aumento rispetto agli anni precedenti, spiega Giovanni Caprara sul Corriere della Sera. Dietro all’aumento di questi fenomeni vi sarebbe il riscaldamento dei mari, in particolare del Mar Tirreno, che ha causato anche un cambio della flora e della fauna delle acque italiane.
Caprara spiega che una tromba d’aria marina, o mini tornado, ha bisogno di tre fattori per la sua nascita:
“La prima di tutte riguarda appunto i mari più caldi; la seconda è la presenza in quota di aria fresca e instabile che aumenta la differenza di temperatura rispetto alla superficie; il terzo elemento che aiuta significativamente è una elevata umidità. Proprio le piogge degli ultimi tempi sono state un aspetto che ha giocato a favore dello scatenarsi delle trombe d’aria di ieri (Santa Severa a Roma e Anghiari ad Arezzo, ndr)”.
Oltre al riscaldamento dei mari la causa dell’aumento di mini tornado e della loro intensità dipende da condizioni climatiche più estreme rispetto al passato, spiega Caprara:
“I sistemi convettivi, cioè le correnti d’aria che salgono e scendono scatenando temporali, sono diventati sempre più intensi. E questo, di conseguenza, provoca una quantità più rilevante di piogge, grandinate più consistenti e dannose mentre i vortici d’aria che scendono verso il mare e la terra sono anch’essi più violenti. Tali situazioni favoriscono appunto lo scatenarsi di trombe d’aria ben più dannose rispetto al passato”.
Le trombe d’aria nascono sul mare e i vortici arrivano alla terra ferma dove scatenano tutta la propria energia prima di dissolversi:
“Tuttavia l’energia che accumulano è rilevante tanto da riuscire a sollevare oggetti di dimensione e peso consistenti come le barche, strappare i tetti e lanciare corpi a discreta distanza”.
Ad oggi in Italia non esiste un sistema di monitoraggio dei mini tornado, spiega Massimiliano Pasqui dell’Istituto di biometeorologia del Cnr a Caprara:
“Soltanto da una decina d’anni oltre a studiarli se ne tiene conto con costanza, per costruire delle statistiche utili a valutare eventuali cambiamenti sia nella quantità che nelle caratteristiche. Intanto è in atto pure una classificazione a livello dei Paesi europei interessati mirata, appunto, alla realizzazione di un data base capace di descrivere le manifestazioni nelle diverse zone e nei differenti mari”.

BlitzQuotidiano

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