genitore_1_2-300x199VENEZIA – Niente più “mamma” e “papà”: sui moduli per l’iscrizione agli asili nido e alle scuole per l’infanzia si usa la dicitura “genitore 1″ e  ”genitore 2″. E’ l’idea lanciata dalla neo consigliera comunale con delega sui diritti civili di Venezia, Camilla Selbezzi, che pensa così di non fare uno sgarbo alle coppie gay. Ma la proposta ha subito incontrato le rimostranze del senatore veneto Antonio De Poli(Udc), secondo il quale ”sarebbe una decisione insensata e priva di logica”. ”Le parole mamma e papà – dice – sono le più belle. Pensare che discriminino i gay offende non solo chi crede nella famiglia ma francamente chi, pur schierandosi dalla parte dei gay, ritiene la famiglia un valore fondamentale da tutelare. Anche con le parole”.

‘Non è così che si tutelano i diritti delle minoranze”, attacca De Poli che risponde così a chi potrebbe attaccarlo di conservatorismo: ”Per noi dell’Udc – spiega – la famiglia è fondata solo sul matrimonio tra uomo e donna. Chi ha una posizione diversa dalla nostra non può permettersi di estirpare la cultura e l’identità della nostra società con la scusa del rispetto nei confronti delle diversità. Così non si tutelano i diritti civili – taglia corto De Poli – si fa solo un regalo a chi vuole allontanare il dialogo e il confronto civile tra chi ha posizioni politiche diverse sulla questione”. ”Auspico – conclude l’esponente Udc – che presto verrà un chiarimento puntuale da parte del sindaco Giorgio Orsoni che è rimasto non a caso sorpreso da questa iniziativa singolare”.

E, in effetti, il primo cittadino è cascato dalle nuvole: “Non ne sapevo nulla – ha detto Orsoni – I delegati prima di lanciare qualche iniziativa ne devono parlare con me”. Orsoni però difende la delega: “Lo abbiamo fatto per la tutela dei diritti. Nelle politiche del nostro Comune c’è una particolare attenzione ai diritti di tutti”.

Taglia corto Simone Venturini, capogruppo Udc in Consiglio comunale che precisa: “La delega ai diritti civili è un provvedimento personale del sindaco non concertato con la maggioranza, per cui ogni iniziativa verrà valutata o bocciata. Non ci sentiamo vincolati dal patto di maggioranza su questa delega”.

Ma la neoconsigliera è sicura delle sue intenzioni: “E‘ fondamentale agire sull’uso del linguaggio, anche burocratico – ha detto Selbezzi – spesso, oltre che lesivo, anche inadatto a fotografare la realtà che rappresenta. Penso ad esempio ai bandi per l’assegnazione di case pubbliche o per l’accesso alle scuole, dove si deve indicare il nome della madre e del padre del bambino, e non semplicemente dei genitori o del genitore”. Per questo l’intenzione è di dare consistenza al concetto di “coppie di fatto” chiarendo nei regolamenti comunali che anche famiglie omosessuali hanno diritto a punteggi tanto quelle eterosessuali.

BlitzQuotidiano

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